La Storia di Daniel

“Mi chiamo Daniel e sono stato adottato quando avevo 4 anni, da una famiglia metà italiana da parte di mamma e metà francese da parte di papà. Dei miei 4 anni in Salvador (Centro America) non ricordo assolutamente nulla, solo le storie che mi hanno raccontato i miei genitori adottivi e qualche documento dell’orfanotrofio. Sono uno di quei bambini sopravvissuti alla sanguinosa guerra civile e ai diversi terremoti che hanno funestato quel minuscolo stato negli anni ’80 (non che ora sia cambiato molto). Se sono vivo non è per merito mio, è perché sono stato fortunato. Dono il sangue perché è un elemento di vita e non va sprecato. Dono il sangue perché mi sento in debito con la sorte, mi spiego, donando il sangue mi accorgo di ringraziare i miei genitori biologici, che mi hanno dato la vita. Mi hanno abbandonato, ma forse è anche attraverso questo gesto se sono ancora vivo. Sono orgoglioso delle mie origini e del mio sangue indios. Dono il sangue perché anche se sono nato in Salvador, sono stato cresciuto da una famiglia magnifica che mi ha salvato in tutti i modi possibili, e mi ha fatto diventare italiano a tutti gli effetti. Sarò sempre riconoscente all’Italia, per me è il Paradiso. Il sangue lo dono volentieri se può aiutare altri individui, perché io ho ricevuto tanto da altre persone. Donando il sangue ringrazio tutte le persone che mi hanno portato fino a qua, e alla consapevolezza di quanto sia importante donare”. Grazie Daniel.