Medicina di genere e donazione, gli spunti emersi dal 15° Forum Donne

Il webinar promosso da Avis Regionale Toscana, in collaborazione con AVIS Nazionale e Cesvot, ha rappresentato un’occasione di confronto importante nell’ambito degli eventi per la Giornata mondiale del donatore

È necessario capire perché, con il tempo, il numero delle donatrici tende a calare e trovare soluzioni per portare il nostro Paese al livello di quelli esteri per quanto riguarda la medicina di genere. Il 15° Forum Donne, promosso da Avis Regionale Toscana, lancia un messaggio chiaro e lo fa attraverso il webinar “Conversazione sulla medicina di genere”, un appuntamento organizzato in collaborazione con AVIS Nazionale e Cesvot nell’ambito del “Fil Rouge” per il World Blood Donor Day.

Un’occasione per fare il punto sul ruolo femminile nel nostro sistema trasfusionale proprio partendo dalla regione “padrona di casa”, la Toscana. Come sottolineato in apertura dal presidente dell’Avis Regionale, Adelmo Agnolucci, «dei 71.300 nostri soci donatori, oltre 26.500 sono donne che donano sangueplasmaed emocomponenti e sempre le donne rappresentano la maggioranza tra i nuovi iscritti». Nel 2020 le donazioni in Toscana sono state 212.522 di cui 145.464 da popolazione maschile (68,46%) e 67.058 da femminile (31,55%). Moderato dalla consigliera Nazionale, Claudia Firenze, l’incontro ha visto intervenire su questo dato il Responsabile SIMT del Meyer e consulente scientifico del Centro Regionale Sangue, Franco Bambi: «Sono numeri che pongono l’Italia indietro rispetto ad altri Paesi europei. Non sappiamo il perché di questa differenza. Fra i 18 e i 25 anni sono più le donne ad affacciarsi al sistema trasfusionale, poi aumenta il dato maschile e cala quello femminile che ha difficoltà, con gli anni, a mantenere i livelli di donazione». Quali le soluzioni da mettere in pratica quindi? Secondo Bambi, «come operatori dei servizi trasfusionali possiamo avere un approccio organizzativo migliore per facilitare l’accesso delle donne alla donazione. In particolare, orari maggiormente flessibili per le plasmaferesi, il maggior contributo che molte donne possono dare».

E se la Responsabile del Centro regionale per la medicina di genere, Mojgan Azadegan, ha sottolineato che «stiamo lavorando dal punto di vista della formazione, dell’informazione e nei percorsi di prevenzione, diagnosi e di cura», dal punto di vista della letteratura giuridica è intervenuta la professoressa Elisabetta Catelani, docente di Diritto Costituzionale all’università di Pisa: «La Toscana è molto avanti nell’affrontare tematiche di genere. Tuttavia la legge delega approvata nella scorsa legislatura non ha avuto ancora un decreto attuativo in termini di medicina di genere. Un approccio che va incrementato costantemente».

A chiudere i lavori è stato il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola: «Il numero delle donne giovani in Avis è elevato anche in termini di partecipazione, ancora un po’ basso dal punto di vista dei dirigenti e questo è un tema su cui lavorare. Va fatta una riflessione anche sulle quantità di prelievo di plasma e sull’approccio alla donazione delle donne, su cui incide molto il tema della famiglia e della gravidanza. Il nostro impegno sarà forte e dobbiamo trovare strade comuni per lavorare sulle programmazioni regionali».

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